…E così sono diventata una maestrina! Entrata di ruolo nella scuola elementare in quel di Firenze e tanto per completare l’opera ho anche una prima. Così si ricomincia tutto da capo, ancora una volta si cambia tutto: lavoro, colleghi, ambiente e questa volta anche città. Direi a malincuore, visto che mi sono appena sposata e mio marito ovviamente è a Milano.
Ancora una volta sono tornata a mettermi in discussione: ho sbagliato o non ho sbagliato, soprattutto dove ho sbagliato? Perché sono qui e non dove avrei voluto?
Ma poi me ne devo fare una ragione e per non pensare mi rimbocco le maniche e cerco di fare del mio meglio: innanzitutto mi sono messa a studiare, visto che per affrontare un nuovo lavoro bisogna sapere cosa si deve fare e soprattutto perché si ha a che fare con bambini e in questo caso anche piccoli. Poi cerco qualcosa da fare nei tempi morti: corsi, palestra… vedremo!
Infine mi rendo conto di una grossa novità. Non ci avevo proprio pensato all’inizio, ma ora finalmente me ne accorgo: non sono più precaria! Dopo cinque anni di precariato ora sono una dipendente a tutti gli effetti e per di più dello Stato! Incredibile… Certo devo affrontare l’anno di prova, ma tant’è…
Alla fine sono in qualche modo rientrata nei ranghi, come si suol dire, e mi sono messa anche a seguire le orme di famiglia. E’ andata così, forse era il destino.
Ma la mia battaglia non finisce qui! Ho tanti progetti e tante idee per la testa, credo che sia proprio il momento giusto per mettermi finalmente a realizzare qualcosa di più concreto. In fondo mai come adesso ho tanto tempo a mia disposizione: non lavoro più 13 ore al giorno e sono in una città in cui non conosco quasi nessuno.
Sarà la volta buona…?
Archivio per la categoria ‘Uncategorized’

…non sono più precaria!
Ottobre 27, 2007
Pansa contestato
Ottobre 19, 2006Qualcosa scricchiola nella nostra democrazia, se si devono spendere così tante parole per ricordare che esiste la libertà di espressione e che se non si condividono le idee altrui è sufficiente esprimere il proprio parere contrario a parole.
E’ dovuto intervenire il Presidente della Repubblica italiana, stanno intervenendo intellettuali e politici, giornalisti e scrittori per ricordare che non è l’aggressione il mezzo per esprimere il proprio punto di vista.
Sto parlando dell’aggressione avvenuta l’altro ieri a Reggio Emilia ai danni di Giampaolo Pansa, che stava presentando il suo libro. Nella sala dell’hotel, dove erano riuniti anche molti ex partigiani, hanno fatto irruzione dei ragazzi dei centri sociali con l’intenzione di bloccare l’evento. Portavano degli striscioni, su uno c’era scritto: “Triangolo rosso nessun rimosrso”, hanno urlato invettive, insultato, preso a pugni e a calci i presenti. Si parla di “giovani” e non posso non chiedermi cosa ne sanno realmente di quanto sia accaduto nel cosiddetto “triangolo rosso”, se si rendono conto del carico di odio e di violenza che le loro parole portano, se hanno la minima idea di cosa possano evocare in chi quei giorni terribili li ha vissuti. Né li ha fatti riflettere il fatto che i partigiani lì presenti hanno risposto ai loro insulti: “Siamo comunisti da sempre ma vogliamo ascoltare. Se non fate parlare Pansa siete peggio dei fascisti”.
Già, peggio dei fascisti. Chissà perché mi torna in mente Corso Buenos Aires, a Milano, quella mattina che per bloccare una manifestazione nazifascista i ragazzi dei centri sociali hanno messo a fuoco una delle vie principali delle città. Ero lì per fare compere e li ho visti, che correvano, si radunavano in piccoli gruppi, gli occhi arrossati dai lacrimogeni. Insultavano, erano esaltati, si sentivano bravi per quanto stavano facendo, si sentivano nel giusto. Nessuno aveva spiegato loro che si può protestare in modo del tutto pacifico? Se la loro intenzione era quella di attirare l’attenzione sicuramente ci sono riusciti, passando ovviamente dalla parte del torto, perché hanno fatto “peggio dei fascisti”.
Nessuno ha mai detto a questi ragazzi invasati che qualunque ideologia si basi sulla presunzione di essere gli unici ad avere il diritto di parlare si chiama dittatura? La libertà non è solo la mia libertà di dire e fare quello che voglio, la democrazia non è stabilire un pensiero giusto e uno sbagliato e mettere a tacere chiunque sia per noi dalla parte sbagliata. Sembra un principio elementare, ma evidentemente non è così, non ancora.
La colpa è loro che non sanno riflettere, che non si informano, non leggono e, evidentemente, non conoscono la storia. Ma anche di chi poi chiede di tirarli fuori di prigione perché soffrono. Mi spiace ma le persone devono essere educate alla legalità e al rispetto delle regole. Vogliono protestare contro il corteo nazifascista? Non c’è bisogno di incendiare auto e palazzi, basta una contromanifestazione del tutto pacifica. Vogliono dire a Pansa che il suo libro è discutibile? Partecipano al dibattito e esprimono il loro pensiero. Anche perché ritengo interessante capire cosa possono contestare a un libro che riporta dati storici, una documentazione accurata per raccontare cosa è accaduto in anni tristi e bui della nostra storia. Hanno mai letto quel libro? Hanno mai letto un libro di Pansa? Sanno chi è Pansa?
“E’ comunque avvilente – ha scritto ieri Michele Serra su Repubblica – che il Presidente della Repubblica di una solida democrazia sia costretto a richiamare tutti a questa elementare verità: che le opinioni non hanno alcun bisogno di essere corrette o scorrette, conformiste o provocatorie, per avere il diritto di essere espresse. Scritte, pubblicate e discusse in pubblico senza che nessuno osi incombere sulle parole con la sua presenza minacciosa”. Qualcuno sarà in grado di spiegarlo anche a queste persone (che dubito abbiano letto La Repubblica)?